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Vegetando

Quando l’arte coglie l’impercettibile palpito della natura. Una mostra di Mg Art e Bonelli a Finale Ligure.

Dalla collaborazione di Mg Art e Bonelli Arte Contemporanea col supporto del Comune di Finale Ligure (Savona), nasce il progetto “Vegetando”. Collettiva che attraverso le opere di artisti d’età ed ispirazioni diverse, dà luogo ad un percorso in quel movimento naturale eppure impercettibile e multiforme – quanto sorprendente – che viene comunemente detto vegetare.

Dall’8 di agosto al 5 di settembre il Convento di Santa Caterina, a Finalborgo, sarà dunque lo scenario che accoglierà le riflessioni sortite dalle menti e dalle mani dei protagonisti della mostra. Dalle forme germinali, di alveari e avocadi, di Michelangelo Galliani (Montecchio Emilia, 1975) alle betulle ceree e silenti di Marco Porta (Casale Monferrato, 1956). Attraverso le esili e spinose figure di Tamara Ferioli (Legnano, 1981); le metamorfosi sottopelle, informi e malleabili, di Andrea Fogli (Roma, 1959); i boschi incantati di Fulvio Di Piazza (Siracusa, 1959); i mondi sabbiosi e deflagrati di Liset Castillo (Camagüey, 1974); l’informità flessuosa e indefinita del sale di Arianna Crossa (Genova, 1975); il sottobosco animale, movimentato e inarrestabile bailamme di lupi giocattolo, di Corrado Bonomi (Novara, 1956); i rabberciati rottami della memoria di Mirco Marchelli (Novi Ligure, 1963); i tappeti natura, di rami smozzicati o trombe della solarità, di Piero Gilardi (Torino, 1942); l’universo semantico e pigiato di Simone Pellegrini (Ancona, 1972); la fragilità dei semi di Christiane Löhr (Wiesbaden, 1965); le maschere amorfe e lussureggianti di Fiorella Fontana (Caravaggio, 1984); il linguaggio, costante ed armonico, continuo, di Vincenzo Marsiglia (Belvedere Marittimo, 1972). Infine grazie ai gorgoglii, all’attenzione fondamentale nel naturale, di Piero Fogliati (Canelli, 1930) ed agli oli nebulosi e sotterranei di Ettore Frani (Termoli, 1978).

All’interno del percorso fruitivo saranno presenti contenuti speciali come video e libri, musiche e testi, che possano meglio implementare la poetica trattata. A conferma che l’arte non si muove in compartimenti stagni.

comunicato stampa della mostra »